Il BELLO e il BUONO in un giovane maestro

26 Giugno 2022 Off Di Caro Parroco

E’ noto che la nostra Parrocchia può contare, tra i fedeli, su una nutrita schiera di collaboratori volontari, i quali, in gruppi o singolarmente, cooperano per lo svolgimento di tutte le attività della chiesa. Oggi vogliamo puntare l’obiettivo su uno dei musicisti, il Maestro Marco Savastano, giovane organista, animatore solitamente della messa dei fanciulli, ma presente anche nelle celebrazioni solenni, e qui in “combutta” con il padre, l’ottimo Tonino, anche lui organista. Premetto che io sono un ammiratore del giovane Savastano; tuttavia, in questa sede, eviterò frenesie amfetaminiche ed elogi iperbolici, e cercherò di attenermi alla realtà.

Definire l’abilità di Marco in qualità di esecutore equivarrebbe a limitarlo, e pertanto preferisco soffermarmi sulla sua attività di compositore. Eh, già! Perché il Savastano, bel ragazzuolo, dall’aspetto di santone indiano, già licenziato al Conservatorio come Maestro di pianoforte, è specializzando in composizione e armonia complementare, e ha deciso di dare sfogo al suo impagabile estro anche nel campo della non facile musica sacra. Infatti, ha già musicato alcune parti della Messa: un “Padre Nostro” (su testo di Gesù Cristo), un “Agnello di Dio”, un “Santo” a due voci dispari, mottetti, e viviamo nella fremente attesa dell’uscita di un suo CD, che conterrà altri brani concepiti e partoriti dalla sua mente geniale.

Già dall’analisi delle sunnominate composizioni si evince che la classe c’è. Sòrbole, se c’è!! Piacevoli nello scorrimento melodico, perfette sul piano armonico, giuste nella ritmica, gradevoli nel colorito. Dal loro confronto, non si può non rilevare che si va già delineando lo stile del nostro Marco, che decisamente esce da obsolete forme rigide standardizzate, per collocarsi su una più alta lunghezza d’onda, nella quale il BELLO e il BUONO si compenetrano a vicenda in modo virtuoso.

La sua musica scava nel profondo dell’animo, vi snida quelle sensazioni indescrivibili, sublimi e soavi, che vi si celano, le riveste di celestiale bellezza, e le colloca in una dimensione diversa dal tempo. Tali sensazioni, come per incanto, rapiscono le nostre menti e il nostro cuore, e questi non possono non lasciarsi vincere da una conseguente tenerissima e travolgente commozione.  (Qualcuno, a tal punto, avrebbe detto: “Tu chiamale, se vuoi, emozioni! …”).

Certo, con il tempo, la sua arte diventerà ancora più raffinata, ma già oggi, da quel che abbiamo, possiamo concludere, senza tema di smentita, che in Marco Savastano “arte” e “talento” fanno rima!

Marco, per favore, continua a farci sognare!… (E Dio solo sa quanto ne abbiamo bisogno in questo tempo! …).

Benito De Cicco