“Nu Bambeniello e tre San Giuseppe” al teatro Garibaldi, la recensione di Benito De Cicco

5 Maggio 2024 Off Di Caro Parroco

In nome dell’arte … in nome dell’arte … Ma che cos’è l’”Arte”? Per
favore, tralasciamo le definizioni del vocabolario, e permettete che
io Vi dia la mia “versione … dei fatti”. L’arte è l’estrinsecazione, viva
e spontanea, dello spirito. D’accordo. Ma è, anche e soprattutto, il
suo nutrimento.
L’intera nostra esistenza ,– se ci riflettiamo – progettata e costruita
sul dualismo “spirito-corpo”, richiede un continuo sostentamento di
entrambi. Il corpo può essere nutrito, per esempio, con il pane, che,
nelle mani dell’uomo, può assumere forme diverse, ma sempre
“pane” è! Lo spirito lo possiamo alimentare con la poesia, la pittura,
la musica, la recitazione, …. ma sempre “arte” è! Se è
indispensabile il nutrimento corporale, è ugualmente necessario
quello spirituale. “Non si vive di solo pane”: è scritto anche nei sacri
Testi. E quand’anche all’uomo mancasse il pane materiale, l’Eterno
sa come sostenere la vita, che è un Suo dono. Nasce così il
concetto di “Divina Provvidenza”, la quale, come s’incaricò di
mandare la manna al popolo ebraico, peregrinante nel deserto, così
infonde da sempre in talune persone un talento artistico naturale.
Perché? Perchè queste persone, rivestendo di forme concrete la
loro arte, soddisfano l’esigenza di cibare il nostro spirito.
Ebbene, posso annunciarVi che venerdì scorso, 3 maggio, è
discesa la manna (spirituale) su di noi, allorquando la Compagnia
Teatrale “Immacolata Concezione” si è esibita, sul palcoscenico del
nostro teatro Garibaldi, nella rappresentazione della commedia “’Nu
Bambeniello e tre San Giuseppe”, scritta nel 1981 da Masiello e di
Maio, ma liberamente adattata dal regista caleno Francantonio.
Questi ne ha curato anche lo svolgimento, con particolare
attenzione alle forme e alle dinamiche. La commedia è stata
replicata il giorno successivo.
Questo lavoro teatrale, non di grandi pretese, e che non vuole certo
mettersi a confronto con le grandi opere del passato, è tuttavia
diventato un classico del teatro tradizionale napoletano. La sua
trama è un geniale intreccio di ambigue situazioni, e ruota intorno al

disagio dei personaggi, che sembrano buffi, ma in realtà sono in
preda a dei sentimenti tra i più disparati.
L’intera vicenda, amara e ingarbugliata all’inizio, con il procedere
delle battute diventa sempre più spassosa, per arrivare ad un finale
bello e soddisfacente per tutti.
Possiamo affermare che tutti gli attori della nostra ben meritante
compagnia teatrale, con questa commedia, hanno innalzato – e di
parecchio – l’asticella del salto di qualità, perché hanno affrontato
un lavoro, che è stato cavallo di battaglia dei grandi e
indimenticabili Luisa Conte e Nino Taranto, i quali lo tennero in
cartellone al teatro Sannazaro per molto tempo. E quindi un
confronto era inevitabile. Ma i Nostri, grazie alla loro bravura, e alla
loro incontenibile forza creativa ,non hanno affatto sfigurato. Anzi!
Le innate qualità in loro possesso hanno permesso loro di gestire
per il meglio la chiave di lettura dell’opera, riuscendo a trasmetterci
piacevoli emozioni, ma anche, e soprattutto, a regalarci due ore
circa di sereno e benefico rilassamento! E di risate! Particolarmente
degna di lode è stata l’interpretazione messa in atto da una
straripante Caterina Sarnelli, in forma più che mai, la quale si è
molto ben calata nella parte di donna Eleonora. Grazie al suo ben
appropriato “physique du role”, e con il suo inconfondibile stile
personale, ha messo a nudo la sua eccezionale “vis comica”, e ci
ha trascinato in un folle crescendo di vivaci e divertenti situazioni
umoristiche, dominando continuamente la scena, ed
entusiasmando per il massimo la platea. E questa ha risposto con
calorosi applausi, indirizzati a lei, ma anche agli altri altrettanto
bravi attori.
C’è poco da fare! Alla base del loro essere, ci sta la grande
passione per il teatro, che li accomuna tutti, e che costituisce un
passaporto sicuro per farli approdare ad un pieno e meritatissimo
successo. Ce ne compiacciamo tutti, e diamo il via ad un festevole
dindondàn di campane, per segnare un altro punto a favore di
questi nostri amici, ai quali mi permetto di porgere, a nome di Tutti,
un sostanzioso e doveroso ringraziamento. Ad maiora!

Benito De Cicco